La scuola laica Gaetano Salvemini contro i clericali
La scuola laica Gaetano Salvemini contro i clericali

La scuola laica

Gaetano Salvemini contro i clericali

«Prendete la più larga, la più tollerante, la più generosa delle scuole laiche, la scuola alla Salvemini, insomma: giratele dintorno, scrutatela a destra e a sinistra, rivoltatela di sopra e di sotto, e mai la troverete aperta a tutti perché arriverà sempre un momento, che è il momento del limite, in cui qualcuno interverrà a dire: “questo sì, questo no”; la tale idea può entrare, la talaltra deve restare fuori».

Quando in tarda età gli fu chiesto come avrebbe voluto essere ricordato, Gaetano Salvemini rispose così, molto semplicemente: «come un insegnante, un educatore». Proprio come educatore, le sue pagine più belle restano forse quelle che egli scrisse sulla scuola, che per lui – naturalmente – doveva essere laica. Dove «laica» è la scuola che non assegna allo Stato il monopolio dell’educazione o che esclude i preti dal corpo degli insegnanti pubblici. No, come ricorda Gaetano Pecora in questo saggio, «laica» per Salvemini è innanzitutto la scuola che non impone nulla agli alunni in nome di autorità sottratte al sindacato della ragione, e che invece li mette in condizione di formarsi autonomamente il giudizio che meglio risponde alla loro personalità. Da qui le polemiche contro le chiusure settarie dei clericali e, più in generale, contro le feroci unilateralità degli intolleranti di ogni colore. La polemica, d’altronde, era la sua musa segreta, la scena sulla quale egli veramente mandava scintille, come dimostrano anche le pagine di questo libro. Le parole di Salvemini, infatti, colpiscono non solo per gli insegnamenti morali, ma anche per il brio, e talora per il brio indiavolato, con cui egli svolgeva i suoi argomenti. Che poi conservano calore di attualità perché, in fondo, sono gli argomenti che non smettono mai di interrogare la sensibilità degli uomini liberi.

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Gaetano Pecora

Gaetano Pecora insegna Storia delle dottrine politiche all’Università del Sannio e alla Luiss. È socio fondatore della Fondazione Rossi-Salvemini. Tra i suoi numerosi saggi ricordiamo: Uomini della democrazia, con prefazione di Norberto Bobbio (1987, 2007); Il pensiero politico di Kelsen (1995); La libertà dei moderni (2004, 2011); Il pensiero politico di Gaetano Filangieri (2009).

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