Erranti senza ali
Erranti senza ali

Erranti senza ali

Ehi – questa è l’America all’inizio del XXI secolo dove perfino la disperazione sfoggia un catalogo patinato e la democrazia è finalmente diventata pubblica.

Un uomo cammina per New York insieme a un gruppo di cani dai nomi altisonanti, Leonardo, Adolf, Napoleon, Gogol, mentre la città viene sconvolta dall’attacco alle Torri gemelle. La voce narrante ripercorre la propria vita e racconta la reazione degli abitanti del suo mondo, i frequentatori abituali del Washington Sq. Park, baby sitter, pattinatori, barboni e altri dog-walker. I cani sono al centro di questo mondo, «maestri» a quattro zampe infinitamente superiori agli esseri umani. Il protagonista stesso esce sminuito dal confronto, come «eclissato/ da una forza superiore», ma non per questo umiliato. Gli piace nascondersi dietro i cani, non attirare su di sé l’attenzione degli altri, mentre una ridda di ricordi ossessivi si rincorre senza tregua nella sua mente ferita, immagini e fantasmi del passato, il padre che si ammazza di lavoro, la depressione, un tentativo di suicidio a vent’anni, l’elettroshock e, sopra a tutto questo, l’attacco alle Twin Towers. Spezzoni narrativi, frammenti di una vita in cui si intersecano ironia e pathos che lasciano emergere qua e là, a ritmo di jazz, squarci inquietanti sull’America prima e dopo l’11 settembre.

Dettagli libro

Sull'autore

Philip Schultz

Philip Schultz (Rochester, NY, 1945), tra le voci più interessanti della poesia americana contemporanea, è autore di otto raccolte e di un memoir, La mia dislessia (Donzelli, 2016). È stato finalista del National Book Award e nel 2008 ha vinto il Pulitzer con la raccolta Failure, da cui è tratto il poemetto Erranti senza ali (Donzelli, 2017). Per dieci anni ha diretto il programma di scrittura creativa alla New York University e ha fondato nel 1987 la scuola di scrittura The Writers Studio, con sede a New York, che tuttora dirige. Vive a East Hampton con la moglie scultrice, Monica Banks, i figli Eli e Augie e il cane Penelope.